mercoledì, agosto 29, 2007
...ma ho fatto tardi davanti al pc.
Oggi sono tornato a casa presto. Secondo l'ora legale italiana sono le quattro meno un quarto ma la cosa non mi tocca, d’altronde nel posto dove vivo io non si utilizza l'unità di misura temporale. Ed è pure per questo che a lungo ho creduto di essere il frutto di uno scambio di culle intergalattico. Qualcuno ultimamente, ha messo in dubbio questa spiegazione, non avevo prove. Infatti non ne ho e con la famiglia avrò sempre quel legame infinito, che suona come una condanna. Ho saputo all'inizio di questa estate che mio padre ha posto le sue speranze, di diventare nonno, proprio sul sottoscritto. Fra 47 figli, doveva pensare proprio a me? E il tutto mi è stato confidato da mia nonna, la mamma di mio padre. Perfettamente in linea con il figlio, manifestava il desiderio di diventare bisnonna. E guardate che detto da mia nonna incute enorme rispetto. Dovete sapere che mia nonna aveva fatto la guerra e lavorava in una fabbrica di cannoni. Un giorno realizzarono un cannone che provocava fame perpetua. Lo scopo era quello di piegare il nemico con la fame. Lei si offri, con altri valorosi patrioti, a testare sui propri corpi la potenza dell'arma. Fu un fallimento, il progetto venne abbandonato quando si resero conto che provocava solo obesità. Da allora porta i chili di quella esperienza, e resta il fatto che una figura imponente, che è mia nonna, può piegare qualsiasi volere. Le puoi solo girare intorno e scappare via. Ora devo capire se, per fare dispetto, non lo devo fare o al contrario lo devo fare? Intanto a mia nonna ho risposto che io invece voglio diventare un personaggio dei Simpson, che non è il massimo come risposta, pare che i due desideri non si equivalgono, ma di meglio non mi è venuto in mente niente. Ci fu un tempo infatti, in cui mi nutrivo di Simpson e Smashing Pumpkins, ma questa cosa mia nonna non la può capire.
lunedì, agosto 27, 2007
stati di agitazione
Questa idea me la messa in testa Ferretti. I suoi brani hanno rimbombato nelle mie cuffie per tutta l’estate. Certo non sono proprio quello che non studia, non lavora, non guardala tv, non va al cinema e non fa sport. Ho sempre fatto qualcosa, anche se una sola,comunque mi sono tenuto sempre occupato. A periodi e nel peggiore dei casi mi è capitata addirittura la tv. Che periodo sia questo mi è difficile stabilirlo. So che è saturo di stati di agitazione, che non è come il panico ma piuttosto come quella leggera vergogna di essere un uomo buono. Insofferenza in poche parole.
Quando ho iniziato a polemizzare da solo allo specchio ho deciso di cambiare la play list. Non sono in grado di avercela con tutto il mondo, talvolta mi viene da ridere ma sono permaloso e continuo a tenere il broncio.
Mi tolgo però l’ultima soddisfazione, quella di sfogare i miei lamenti senza censure ne pudori, in questo spazio, il mio blog, dove nessuno verra mai giudicato, perché nessuno rappresenta nessuno e se qualcuno rappresenta qualcuno, costui è sicuramente un figlio di puttana.
sabato, agosto 18, 2007
ad un amico
mercoledì, luglio 18, 2007
daysleeper
Avevo dimenticato oramai da tempo di come funzionassero le cose dalle parti vostre, di giorno intendo dire. Di giorno le cose le vedi con un’altra luce, le vedi con più chiarezza, per quello che sono, senza trucchi ne inganni. Mi dice che ha viaggiato per il mondo, che parla tante lingue:
-ai spik in inglish veri vell, lo spagnòl e lo fransese! Sei cittadino del mondo? No, sono un ubriacone…
Vivere di notte è diverso. Non hai mai sonno e l’hai sempre. Vivi come in un sogno, vivi nei sogni delle persone. Poi ci sono quelli come te, quelli che per un motivo o l’altro dividono con te questa dimensione al neon. E sono sogni pure loro, sono un dejavù, li conosci tutti ma non ne conosci nessuno. Di giorno invece non li conosci e basta. Vanno tutti di corsa senza sapere neanche il perché, come se volessero accelerare il tempo, ma certe cose sono possibili solo nelle fiabe o nei sogni.
Mi ricordo bene perché decisi di vivere di notte, avevo stabilito un patto con la luna e non la potevo tradire ma ora sono tornato a riprendermi quello che mi sono perso per strada. Da adolescente facevo cose da grandi, ora (con la presunzione di definirmi adulto) faccio cose da adolescenti. Ci provo almeno ma indubbiamente sono del tutto fuori corso.
Il fatto è che ho sempre avuto la comicità ma mi sono sempre mancati i tempi comici. Fosse facile fare la cosa giusta nel momento giusto. Di notte invece vanno tutti al rallentatore, come nei sogni, il tempo (e tutte le unità di misura) perdono di valore. Nessuno si accorge se arrivi tardi perché nessuno aspetta.
Poi mi viene in mente la frase del saggio: non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa!
giovedì, luglio 05, 2007
La storia della sorella Lazer
Questa non è proprio una vera storia, più che altro è una intuizione. Mi capita spesso di averne, diciamo anche che in linea di massima la maggior parte di esse ha scarso valore. Vi faccio un esempio: vi siete mai accorti che The Wall e Fight Club hanno la stessa identica trama? Semplicemente non si tratta di illuminazioni vitali e ciò che non è indispensabile è zavorra. Ci sono anche le eccezioni, è vero, ma di sicuro questa, fa parte della categoria.
Io sono cresciuto in una tipica famiglia russa, numerosa e rumorosa. Noi eravamo 47 figli, 28 femmine e 19 maschi. Come tutte le persone, ognuno di noi aveva delle cose e quando le cose erano troppe e non bastava più lo spazio, qualcuno se ne andava e lasciava spazio per altre cose. Fra tutti vi era una delle sorelle, la ventitreesima se non sbaglio, che accumulava più cose di tutti quanti. Curioso, per un periodo ho provato a emularla ma l'esperienza non mi ha insegnato a carpirne lo sballo, decisi di disfarmi di tutto. Mi disfai anche della famiglia per un po’, d’altronde era zavorra anche quella.
La sorella numero 23 è stata molto utile nella mia infanzia, le marachelle che combinavo talvolta venivano oscurate dalle sue, questo aveva stabilito un taciturno accordo di tolleranza reciproca.
Mentre io giocavo a fare il matto mi resi conto che lei non giocava affatto. Ebbi la mia rivelazione leggendo una rivista di divulgazione scientifica. Ero perplesso dal fatto che nessuno oltre me riuscisse ad accorgersi dell'evidenza, cercai quindi aiuto in letture specializzate. Trovai risposta negli ultrasuoni, che secondo quanto diceva un articolo è un suono così alto nella scala delle frequenze che il nostro orecchio non lo percepisce. Ecco, mia sorella era come un ultrasuono, ossia era così matta, ma così matta da diventare impercettibile.
Onde evitare di scoprire il motivo della mia lungimiranza decisi di rispettare l’accordo.
mercoledì, giugno 13, 2007
un Americano a Roma

Sabato scorso era una gran bella giornata. Il sole era alto nel cielo così come la voglia di marinare il lavoro, ma non si può. Inoltre c'è una manifestazione e aimè voi non lo sapete, ma anche questi di eventi sono parecchio remunerativi, al punto che i mille ristoratori fanno il pieno di Peroni e buttigliette d'acqua che con tanta gioia vendono agli stessi su cui poco dopo sputano. Ma non importa, sta di fatto che parteciparvi non ne avevo comunque la più ben che minima voglia. Non avevo neanche capito bene se manifestavano contro la venuta di Bush o se era contro la guerra, perchè entrambe le cose non si può, non sono compatibile. Per la pace metti i fiori nei fucili, per Bush potresti anche azzuffarti. Che poi, in fin dei conti, anche se l'americano è uno di quelli che per via della mia cittadinanza mi impedisce a viaggiare nel mondo, credo che questo sia un diritto anche del più antipatico del mondo: per me quindi, Bush vai dove cazzo ti pare...
E poi davvero, la giornata era splendida e il lavoro non pesava. Quando ad un tratto (evidentemente perchè era contro Bush e basta) parte la prima pietra, proprio sulla vetrata della banca di fronte a dove lavoro io. Scoppia il panico e arriva l'esercito. Nel nostro locale si barricano una cinquantina di persone, protetti dalle vetrate anti sfondamento, mentre fuori sbirri e guerriglia urbana fanno come una danza (mi pare di averla vista anni fa in un documenterio che parlava di galli ruspanti). Oltre al personale vi erano americani e spagnoli. Gli americani bravi boy scout si mettono tutti al piano sotto, come in un buncher (manco ci fosse una guerra atomica), spaventati ma convinti nel trionfo della giustizia imbandiscono un mini ospedale da campo, ma non ci sono feriti, non ancora. Gli spagnoli bontemponi tutti sù con la birra in mano e la macchina fotografica nell'altra. Erano le otto circa, orario di aperitivo, il banco è imbastito di prelibatezze commestibili e il personale si nutre. Da qualche parte il ghiaccio si scioglie dentro un Americano, avevo dimenticato il mio bicchiere da qualche parte in mezzo a tanti altri quando la gente è ruzzolata dentro. Si perchè io l'Americano me lo bevo! Mi piace molto ma solo se ci si mette una goccia o due di angostura (che è un amaro concentrato) e non si esageri con la soda, importante anche il twist-lemon.
Ma la cosa più sconvolgente stava solo iniziando, iniziavano i primi sproloqui. Come fuori volavano sassi e manganellate dentro volavano cazzate. Ero nell'occhio del ciclone e non potevo fuggire.
Allora mi sono collegato ad internet con il pc del locale e ho creato un nuovo blog.Si chiama cronachelowcost.blogspot.com ed è una accozzaglia di amici a basso costo che raccontano storie di vita a basso costo.
Vi chiederete il perchè di questo gesto, semplice: l'alternativa era un post sul perchè mia sorella sia un ultrasuono.
sabato, giugno 09, 2007
martedì, giugno 05, 2007

Spesso mi capita di pensare, soprattutto rileggendo queste righe, e a domandarmi dove si cela il vero genio della scrittura. Ho sempre creduto che i particolari fossero il sale della vita, cioè che fossero veramente le uniche cose di cui valeva la pena parlare. Nessuna trama regge un primo piano, di quelli fatti a mestiere come solo pochi sanno fare. Poi mi sono reso conto che a spulciare i particolari non si finisce più, sono troppi e allora nuovamente ti trovi nella difficoltà di scegliere quelli più salienti. Quindi si traccia una trama, nuovamente, e il particolare perde il suo fascino di semplice ed inutile particolare, nuovamente. Si può andare all'infinito, così ho pensato ancora. Ho pensato che forse il vero genio della scrittura fosse il silenzio. Cioè, la cosa più bella e geniale che si possa comporre è la pagina bianca. Non parlo di una cosa virtuale, tipo: è impossibile da comporre e quindi il genio dove si trova? No, voglio dire che qualsiasi parola scritta o detta sarebbe sprecata, cosa c'è di più commovente e poetico di una pagina bianca. La guardi è leggi, leggi quello che vuoi e gli dai il significato che preferisci. Se vuoi piangi e se ti garba ti fai anche qualche sincera risata. Di conseguenza tutte le cose che scrivo su queste pagine (virtuali) dovvono essere per forza delle cazzate.
La cosa non mi ha stupito poi tanto, nelle mie manie di onnipotenza posso anche aver pensato in maniera molto lusinghiera di quello che scrivo, ma era come essere ubriachi tutto d'un fiato e siccome sono un bevitore abituale ho attutito in fretta il colpo.
Però ci rifletto un pò sù, e ovviamente mi viene in mente una cazzata. Questa cazzata la dedico all'amico Bak e a tutti i cari amici che oggi o ieri (dipende sempre dal vostro fuso orario) mi hanno portato un po' di gioia. La cazzata è questa: il mio peggiore difetto, così come il peggiore difetto per un uomo, è l'indecisione. Sia chiaro è veramente il peggiore difetto ma rimane senza dubbio di gran lunga il più affascinante di tutti.
martedì, maggio 29, 2007
mercoledì, maggio 23, 2007
K COME PINOKKIO
Anni dopo
Successe che da non molto, un ulteriore K, che non sono io, ha lanciato una discussione su una serie di libri, tra cui Pinocchio. Ora, io penso, di essere un lettore appassionato e instancabile ma è pure vero che sono diventato tale solo superata una certa età. Il primo libro che lessi è stato Robinson Crusoe all’età di circa 6 anni. Saltavo le pagine e a volte facevo direttamente finta di leggere. Era una lettura imposta e gia all’epoca davo segni d’avversione verso le imposizioni, quindi mentivo spudoratamente quando mamma mi interrogava. Successe quindi che di Robinson mi ricordo poco o nulla e che nella mia infanzia lessi ben poco. Mica per noia, è che era un modo per andare contro. Contro Il giusto e lo sbagliato, contro la cultura e le tre lauree di mio padre, contro le morali degli altri, contro casa russia la quale si presentava più o meno così:Presi la decisione. Dovevo aderire all’invito di K, almeno per una simpatia fonetica e dovevo assolutamente leggere Pinocchio.
Spargo la voce, ma non mi riesce comunque trovarne uno in prestito. Decido di affidarmi alla rete e scarico la versione in Acrobat della prima edizione con tanto di illustrazioni d'epoca.
Sono arrivato al punto in cui Pinocchio dice -Come mai sapete che ho detto una bugia?
mercoledì, maggio 16, 2007
martedì, maggio 08, 2007
Primavera estate 2007 tempo di rinascere

Mia madre mi diceva sempre quando ero piccolo “…se le cose le devi fare falle bene e fino in fondo, altrimenti che le fai a fare?”. Io la prendevo in parola e quindi preferivo non fare. Che poi in verità vi dico che mia madre una cosa del genere non la diceva mai, anzi quello che Lei mi diceva sempre era “…ricordati che l’uguaglianza non esiste!”, che è come dire che non è vero che siamo tutti uguali, che non è vero che abbiamo tutti i stessi diritti e che nulla ci è dovuto. Fu allora che conobbi il significato della parola utopia. Che poi mia madre è stata sempre una persona estremamente mite (e anche un po’ pigra). Ed è vedendo negli anni la sua pelle marcire e il suo rancore fermentare, per il tempo che scorre, per le occasioni mancate, per i sogni dimenticati, che ne ho colto il significato. Credo ora che il suo discorso si possa riassumere in una sola parola: meritocrazia. Nella quale non sono poi tanto convinto e perché a differenza di mia madre sono convinto che in fondo, qualcosa, sia davvero dovuta, così, a priori.
Che poi io la pigrizia invece me la sono ereditata tutta e quindi in verità vi dico che pur essendo un gran lavoratore pecco di continuità e non è il senso del dovere che mi spinge a lavorare bensì il senso della fame. Ne deduco quindi che, secondo certi canoni di valutazioni io sarei un fannullone buono a nulla e se la meritocrazia fosse una legge penso che sarei in galera. Che poi lo è davvero, ma è una legge universale, che non ha nulla in comune con le valutazioni dette prima. E' qualcosa tipo “quello che semini raccogli” o “la merda viene sempre a galla”…
L’altro giorno ho raccolto una spiga di grano alla stazione di Stella Polare dopo aver passato una mattinata in questura per ritirare il nuovo permesso di soggiorno. Che poi non era mica una spiga di grano ma fa lo stesso. Insomma la stacco e la porto con me a Roma. E mentre attraverso il biondo Tevere decido di combinare un matrimonio, per poter rinascere, come i due sanguinari assassini in Natural Born Killer. Ho preso la spiga, simbolo della vita, e lo gettata nelle acque torbide del fiume dal centro del ponte dell’Industria. Speravo di rinascere un po’ meno pigro e con qualche altra cosetta di poco conto, solo che a metà volo ci ho ripensato e ho espresso un altro desiderio in fretta e furia prima che la spiga, lanciata come una freccia, toccasse il pelo dell’acqua. C’è stata della confusione insomma. Il matrimonio non si è fatto e lo dicevo io che le cose le devi fare bene e fino in fondo.
lunedì, aprile 23, 2007
sabato, aprile 21, 2007
VOGLIO LA CASA SULL'ALBERO
Era un appartamento al quarto piano con le pareti color porpora in corridoio e un verde smeraldo nelle stanze. Era proprietà del sacro e sovrano ordine altissimo dei Cavalieri di Malta, quindi al momento della nostra occupazione era pieno di cavalieri in miniatura fatti in bronzo e altri metalli. Ne avevamo di tutti i tipi, a cavallo, in posa da combattimento, in parata e così via. Nel tempo, cadendo le punte delle spade e delle lance si rovinarono tutte, qualcuno perse anche un braccio se non sbaglio. Una guerra. Ora ne rimane uno solo, quello a cavallo, il più bello. Sta caricando e ha la lancia protesa in avanti, sulla punta dell'arma mia madre appende le chiavi.
Ma torniamo a casa russia, la prima. Era la tipica casa russa, di quelle che trovi solo in Russia. Un lungo corridoio con le stanze su entrambi i lati. Ogni muro, ogni superficie è occupata da mensole con libri e tante cianfrusaglie. I libri sono ovunque, probabilmente c’è una mensola anche in bagno. Lo spazio vitale è ridotto al limite, ogni centimetro disponibile è per delle cose. Cose che servono o magari serviranno un giorno, o semplicemente cose che sono servite e non servono più, addirittura la luce riesce con fatica a riempire lo spazio per tutto l’ingombro che c’è . La mia stanza era, per ovvie ragioni, la più scomoda e angusta di tutto il vasto appartamento. Era ricavata da un angolo adiacente la tromba delle scale e la porta d'ingresso. In sostanza l'ingresso era diviso dal corridoio da un sottile separee in vetro ondulato e montatura di legno verniciato a bianco panna. Si affacciava sul cortile interno e almeno, essendo il penultimo piano, arrivava almeno un po’ di luce. Il colore delle pareti era lo stesso bordò del corridoio ma venne presto cambiato in un bianco. La stanza si presentava più o meno così:

Per anni la mia psiche si è modellata a misura di quella stanza. Quando stavo sdraiato nel letto guardando il soffitto, la sua forma mi sembrava perfettamente rettangolare, mentre la mia testa ne prendeva sempre più la somiglianza. La mia concezione della realtà divenne probabilmente lì profondamente distorta. A volte con le pareti bianche e il vetro ondulato (tipo vedo ma non vedo) mi facevano sembrare quel vano una cella di qualche istituto.
La stanza successiva dove ho abitato era molto più grande ed era perfettamente rettangolare. Il bianco delle pareti venne presto cambiato (per la decisione di chi rimane per me tuttora un mistero) in un verde fosforescente tipo il colore delle lettere che leggete. Quando al mattino entravano i raggi del sole, le pareti si illuminavano come un semaforo, vivevo in una casa di kriptonite. Nell'appartamento accanto abitava un tipo poco più piccolo di me, non ci siamo mai filati. Il suo cognome era Gaiofatto, ma ironia della sorte era un lucidone mentre io incominciavo proprio in quegli anni ad abbandonare definitivamente la mia di lucidità.
Ne ho viste altre di case. Ho condiviso stanze con amici e occupato camerette di lesbiche con le pareti piene di foto di donnine nude. Mi sono trovato spesso nella situazione di dover cercare casa. E’ una cosa stressantissima, chiami ma non ti rispondono, l’orario delle visite non combacia col lavoro, non sei abbastanza cool, no perché sei maschio, no è basta, troppo lontano o troppo caro, no fumatori, no extracomunitari ecc. Non è come quando la casa la compri e la scegli per bene, in questo caso sono loro che ti scelgono e tu speri solo il meglio. E’ una cosa imbarazzante e anche fastidiosa. Per non parlare che devi essere con mille occhi perché i pacchi sono frequenti.
Dopo più di un anno che vivo in questa casa, mi trovo all’improvviso coinvolto in una ricerca del terzo compare per la stanza liberata. Sono passato dall’altra parte della barricata, ora sono io che ho in mano la sorte di chi, come me una volta, viene alla ricerca di un posto nel mondo.
A vedere la stanza è arrivato un fiume di persone. Di tutte le razze, studenti, lavoratori, inventori, cercatori di fortuna. La stanza in questione è la più piccola ed è rimediata da un vecchio sgabuzzino, le misure sono all’incirca di tre metri per tre, si presenta più o meno così:
Qualcuno vedendola non è riuscito a trattenere un sincero riso. Altri, quelli più disperati, sono stati capaci di tentate corruzioni e ruffianerie di ogni genere. Il mercato offre attualmente, un buon traffico di ragazze dell’est, anche le droghe sono frequenti, ti offrono favori, cercano di ingraziarti con altolocate conoscenze.
Martedì, al momento di staccare dal lavoro (erano le due passate), ho trovato sul cellulare qualcosa come centocinquanta chiamate perse. Tutti, me compreso, vogliono chiarimenti, ma la scelta è difficile.
mercoledì, aprile 18, 2007
Sono stato sempre un grande amante del dolce dormire. Mi piace dormire a lungo e fare sogni. Ne faccio molti ma difficilmente riesco a ricordarli. Inoltre sogno sempre delle cose pittosto interessanti, la sensazione al risveglio è sempre quella, ma ogni volta che il pensiero di scriverle mi passa per la mente, bastano 3 metri verso la scrivania per spazzare ogni ricordo.
Per capire la faccenda bisogna considerare anche la mia vita sregolata. Tante volte il riposo notturno non è solo per "dormire" quanto per smaltire. Immaginatevi uno in coma, dorme però mica perchè ha sonno, sò tre mesi che dorme.
Ecco, io però sono in una fase della mi vita in cui sto sperimentando nuove sfere della vita percettiva. Quella del lucidone. Ammetto che non mi viene troppo facile. Ogni tanto, ma sempre per mano altrui, cado nella tentazione, ma seza rimorsi.
Uno dei benefici è stato proprio quello di aumentare le mie capacità oniriche ma haimè ha aumentato notevolmente la mia sensibilità alla luce e al rumore di Vaiale Mrconi. Sono mesi che dormo mica tanto bene, mi sveglio di frequente ma faccio un casino di sogni. Certi sono diventati una saga, faccio i sequel e anche i remake. Ho perfezionato addirittura la vista a 360 gradi.
La notte appena trascorsa ho dormito come un sasso. Per quattro ore, ma è stato un calvario.
Ho fatto una serie infinita di mini sogni (mini orrori) in cui venivo sempre accusato e castigato ingiustamente per qualche presunta malefatta da me anche solo premeditata. Sempre uguali, come le puntate di Mac Gyver e Perry Mason. Alla fine di ognuno mi svegliavo tutto infreddolito e mi rendevo conto che era solamente l'episodio successivo e io ero sempre il castigato. In uno di questi c'era mio padre che mi accusava di non so quale truffa ai suoi danni, pareva che gli avesi sottratto una sostanziosa cifra dal conto in banca. Tutte le prove erano contro di me, io sapevo di essere innocente ma ripensavo a tutte le volte che gli ho sfilato dalle biglietti da 10 mila lire e umiliato porgevo il collo al boia.
Per fortuna qualcosa di rumoroso mi sveglia, Lungo si è alzato per andare al lavoro. Mi alzo e vado a fare colazione con il mio vecchio compagno. La settimana scorsa ci sarebbe stato anche Taglia46, ma per ora siamo in due e il terzo ancora non c'è. Erano mesi che non vedevo Lungo con la luce del sole, sembra ancora più alto.
Dopodichè sono uscito a fare la spesa. Erano le 09.00 di mattina e io avevo compiuto già ben due prodigi nonostante fossi stremato dal sonno, volevo evitare a tutti i costi di tornare a dormire, sarebbe ricominciato tutto. E cosi è stato.
Sono tornato a casa e mi sono buttato davanti al pc, inutile dire che ben presto mi sono ributtato nel letto face
La telefonata è breve e non basta a tenermi sveglio, anzi. E ricomincia tutto, dal punto interrotto. Sono disperato, voglio svegliarmi, quando il telefonino squilla di nuovo. E' il pusher.
Sono le 13.30, più o meno l'ora in cui mi alzo ultimamente. Ho calcolato che, mettendo in relazione la media nazionale dell'ora del risveglio e la mia usciva una differenza di 8 ore, ovvero il fuso orario che c'è tra Roma e Caracas.
Oggi ho compiuto quattro prodigi: 1) mi sono alzato alle 07.30; 2) ho fatto la spesa; (3) non se pò dì; 4) ho cambiato il fuso orario sul blog.
Ora sto ai Caraibi.
lunedì, aprile 16, 2007
giovedì, aprile 12, 2007
ANCHE I FILIPPINI PIANGONO
Al lavoro, cioè il posto dove mi guadagno da vivere, ho un collega che è quasi un paesano. Dico quasi perché viene dall’Ucraina. Ha circa la mia età e immagino una vita comunque simile alla mia. Di fatto questo non lo posso sapere, mi piace comunque pensare che sia così. Questo però, a
Allora mi è venuto in mente un mio compagno delle superiori. Questo invece è filippino. Vi ricordate che una decina di anni fa, quando romeni e africani ancora non si vedevano e i polacchi e gli albanesi erano già andati via, v’erano i filippini. Questi erano ben tollerati, poiché lavoravano sodo e chiedevano poco, ma soprattutto si mettevano quegli occhiali spaziali che solo loro riuscivano a trovare. All’epoca erano rinomati come ottimi domestici e scrupolosi badanti, sapevano cucinare e sopportavano qualsivoglia capriccio di qualsiasi vecchio bisbetico. Non rubavano e sapevano fare degli involtini primavera che erano la fine del mondo, non si lamentavano mai. Insomma, uno dei figli di queste domestiche frequentava la mia stessa classe, era l’unico straniero oltre a me e anche con lui c’era quel legame strettissimo basato non solo su una sincera amicizia ma soprattutto su una reciproca complicità di due emarginati. Si chiamava Valentin Batu (chissà se anche lui leggerà mai queste righe). Insomma, Valentin era un bel tipo, tutto d’un pezzo, alto e robusto per la media dei suoi paesani, ottimo studente e campione di non mi ricordo quale lotta del suo liceo di Manila, cosa che lo rendeva una macchina da guerra indistruttibile, se non fosse che era un ragazzo serio, gentilissimo e pacioccoso. Gli volevo molto bene, gliene voglio tuttora.
Un giorno, uno sconsiderato compagno di classe ebbe la malaugurata idea di beffarsi della sua (diciamo così) posizione sociale. La battuta che fece non la ricordo perfettamente ma suonava più o meno così: MA QUANDO VIENE TUA MADRE A PULIRMI
Non voglio scrivere il post su co
So di non essere l’unico a pensare che siamo tutti uguali, ma sicuramente sono tra i pochi che sono convinti, che poiché siamo tutti uguali con quale diritto ci impediscono di andare dove vogliamo? Si son fatte delle linee immaginarie che non possiamo oltrepassare, come quando da piccolo al parchetto vicino casa a Ostia si giocava all’Uomo Nero (che è un po’ come 1 2 3 Stella). Nella rete per un periodo ho trovato uno spiraglio di salvezza. Nessun confine, nessun padrone, fuori controllo. Non ero più semp
licemente l’uomo nero, ero diventato Toro Seduto nelle verdi praterie virtuali. Ma anche la sono presto arrivati gli Yankee, hanno chiuso Napster, Morpheus, Winmx, anche il caro Er-mule sta per fare la stessa sorte.Anche Taglia46, che è calabrese per davvero, va a vivere altrove per motivi di lavoro. Anche lui, immigrante nel suo stesso paese. Un pezzo fondamentale di questa casa e di quest’anno e mezzo che ci ho trascorso assieme. Voglio bene anche a lui, e come all’epoca delle superiori, mi dispiacerebbe immaginarlo in una nuova città a combattere o addirittura nascondere l’evidenza e maledire chi la fa notare, il fatto di essere un “terrone”!
Io alla fine ci rido sopra e lo fa anche lui per fortuna e poi hanno tolto la tassazione dalle ricariche dei cellulari e la speranza è l’ultima a morire.
Un bacio a tutti dal pianeta Saturno.



