giovedì, gennaio 17, 2008

SEE YOU SPACE COWBOY

Il tempo, come la puntualità, sono dei concetti molto personali. Nel mio caso soprattutto. Il tempo che scorre gia di per se rappresenta una bella incognita per me, da qui la mia incapacità di prendere impegni a lunga durata e a programmare la mia vita. Mattioli dice che questa è la paura di crescere, io direi che al massimo è colpa dell’hashish. Dunque io sarei Peter Pan? Un paio di persone che conosco non esiterebbero a rispondere di sì ma io non mi ci riconosco. Non sopporterei l’idea di ripetere nuovamente la mia pubertà, basta brufoli e insicurezze. E ammetto anche di avere dei pregiudizi nei confronti di questa categoria. Come l’altro giorno, ai grandi magazzini, dove ho comprato un cinturone di plastica con pistole giocattolo da cowboy solo per fare un dispetto ad un moccioso che supplicava la madre di poterle avere. Le ho prese e andando via gli ho fatto la linguaccia pensando “Bravo! Continua a giocare con i soldatini…” Io invece posso, perché ho gia pagato con il sudore della fronte quella malattia che tu chiami pubertà, ho sconfitto i brufoli e ho perso la verginità, mi sono guadagnato ogni centimentro di questa prepotenza. Ma sono i tempi che non mi sono molto chiari, come la puntualità nella successione degli eventi. Il mio difetto in tal senso è che mentre tendenzialmente non farei mai aspettare qualcuno, lo faccio spudoratamente con me stesso. Faccio la gara con me stesso a chi resiste di più e ovviamente vinco sempre io.
Ma nel frattempo, quello che tu chiami tempo, porta via le cose, e qualcuna ne porta. Un po’ come capodanno e a me il nuovo anno ha portato un tostapane, un bollitore, un frullatore, quattro piatti piatti, un letto nuovo (nuovo per me ovviamente) e questo cinturone con le pistole giocattolo da avventuriero in terra straniera. L’anno vecchio invece si è portato via il mio permesso di soggiorno, il che fa di me nuovamente un autentico clandestino, un illegale, un avventuriero in terra straniera. E ora mi avvalgo con orgoglio del mio ritrovato titolo nobiliare, quello del Extra.

domenica, dicembre 23, 2007

KILLER KEBAB


Era da parecchio che non entravo nel Bar la Notte. Ora si chiama Bar Marcello e anche il banchista tagliagole tagico non c'è piu. Quando chiedevo "il solito" mi davano cartine e sigarette. Sto Marcello invece ha fare da sospettoso. Chiudo la finestra per evitare che entrino gli anatemi e le maledizioni che una zingara lancia al proprio aguzzino.
Trecentoseccantasei giorni di blog. Non sono più un bambino.
Ma chi è che parla?

lunedì, novembre 12, 2007

The dark side of the Grex


Sono un fanatico della parte nascosta delle persone. Molti la sfuggono per paura delle conseguenze, io no, io la cerco. Come la tachicardia che ti ricorda che sei vivo. Il panico, sentimento secondo solo a quello dell'amore.

giovedì, ottobre 25, 2007


Mi capita spesso che il momento più bello della giornata sia quello in cui mi infilo nel letto la sera. Capita quando al rientro trovo le coperte disfatte dal mattino e scivolo nuovamente, riempiendo la sagoma sotto la coperta, così come lo avevo lasciato al mio ultimo risveglio. E' un po' come tornare all'utero materno o di abbracciare qualcuno nel sonno, di cui forse si sente la mancanza o forse no.
Capita quando nella stessa giornata vai alla ricerca di mille risposte, di piccole cose o di cose grandi, tipo un cruciverba o la pace nel mondo, ma l'unica risposta che ottieni è:
"pò esse che è così o pò esse che nun è così...".

lunedì, ottobre 01, 2007

sono entrato nel groove

Ho capito tardi il significato di radical shic, ma mi è andato subito di traverso, come il political correct d’altronde. Negli anni, da piccolo Lord, sono diventato un rude scaricatore di porto. Sputo per terra e dico parolacce. Non sopporto scendere a compromessi e non amo la diplomazia. Per non parlare della democrazia, quella vera proprio non esiste. Mettere tutti d’accordo è impossibile, questo atto sublime sono riuscito ad applicarlo solo nella mia cucina.
Da anni il mio menu tipico consiste in 4 elementi fondamentali, pasta (preferibilmente corta), carote, ceci in scatola e scatoletta di tonno. Chi si può scordare grandi capolavori culinari dell’epoca lwcost quali pasta con tonno e carote o pasta con tonno e ceci o tonno ceci e carota, talvolta pasta e carota e altre carota e basta. Piatti semplici e gustosi, facili da pulire e soprattutto economici. Mentre ti mangi le tue fagiolate ti sembra di essere Bud Spencer ma in verità sei diventato un tonno. Dov’è la giustizia, dov’è la dignità, dove sono le mousse, il pate en croute e la salsa veloutèe. Al ristorante, il semplice fatto di avere un nome francese, attribuisce ad una pietanza un valore inestimabile. A fantasia in cucina non sono da meno ma un velato sospetto mi sforna l’invidia.
Volete le mousse e io v’accontento. Con l’aiuto del mio minipimer sono finalmente entrato nel groove, a tempo di musica frullo i miei 4 elementi, fino a trasformarli in deliziose creme, in mousse e souce. Eccolo il prodigio, l’eleganza e la raffinatezza in un piatto di tonno e fagioli, con una rivoluzione di sapori, dove tutti gli elementi sono mischiati fra loro senza prevaricare uno sull’altro, morbide sul palato ma decise nel sapore. La vera democrazia.

Primo fra tutti ricordiamo il Pollo alla Shrek della scuola catalana e l'indimenticabile Noce Mosca-ta e le sue Spose. Provare per credere!

venerdì, settembre 07, 2007

Depressione Caspica - ultimo stadio


Oggi è stata una di quelle giornate che quando finisce tiri un sospiro di sollievo. Non dico che sia stata particolarmente brutta o sconveniente, no, semplicemente faticosa e per certi tratti triste. Non che non abbia ricevuto la mia dose quotidiana di attenzioni e di baci che mi sono necessari per mantenere l'ego rigoglioso.
Poi mi danno sempre del calabrese e molti sanno che più permaloso del calabrese c'è solo il russo. So che sono mistificazioni e luoghi comuni e sono abituato alle valutazioni superficiali. Mi dicono anche di condividere con gli altri la mia mente e il mio pensiero ma io mi sento comunque un incompreso. Il problema è che non riesco a decidere se preferire lo status di incompreso, che è lo stesso dei geni, o tentare il tutto per far riconoscere, non dico la veridicità, ma almeno la fondatezza di quello che dico, di quello che faccio.
E per dimostrare al mondo tutto ciò, voglio ringraziare tutti quanti, come dice sempre il caro Ivano. Grazie grazie! Grazie a Tony, a Mariella e al Michele. Grazie a Laus12 per la fiducia e lo stesso a Ruth. Grazie a BAk per la magia e grazie a Joanne per le lezioni di inglese. Grazie a Carlo per i gelati e in fondo grazie anche a me stesso. Ma il ringraziamento più caloroso lo mando a Sofia che mi ha dato una lezione di vita dicendomi: quando la saggezza bussa alla tua porta, scappa dalla finestra!

domenica, settembre 02, 2007

sabato, settembre 01, 2007

dove sono i cccp

Giovedì notte mi hanno rubato la bici, l’avevo comprata neanche quattro mesi fa. Non è la prima volta e ho reagito con molta calma all’accaduto. Tolgo il sellino alla bici quando la parcheggio, come espediente contro i ladri, il risultato però è che la mia stanza è piena di sellini appesi come trofei. E io senza bici non ci so stare, è qualcosa di essenziale per me. Io senza bici è come un barman senza bar, come Rambo senza i comunisti, come un Boy Scout senza totem. Ho bisogno di essere sempre in movimento. Ora le distanze si allungano e la pigrizia si impadronisce di me, e io detesto la staticità.
Fra pochi giorni si torna a scuola e mi tocca fare i conti con le promesse non mantenute. Proprio come quando facevo le medie o le superiori, l’essere il primo della classe comporta dei sacrifici, in cui non riesco proprio ad impegnarmi. Fantasticare con audacia sulla professoressa di matematica era molto più intrigante di qualsiasi soluzione algebrica. Mi ricordo quella volta che, non sapendo che pesci pigliare, portai mia sorella in fasce a scuola, con la disperazione negli occhi rivelai di essere un povero ragazzo padre. La cosa intenerì anche il cuore più duro e io passai l’anno in maniera esemplare. L’anno successivo, non sapendo nuovamente che pesci pigliare, decisi di puntare sulle scherzo e rivelai tutta la verità. Anche quella volta non ebbi problemi grazie al bonus simpatia.
Giovedì notte è stato anche l’ultimo giorno di lavoro. Fra non molto ne inizierà uno nuovo. Lunedì sui banchi di scuola e i compiti ancora da fare.
Uno dei camerieri mi ha chiamato Rambo.
-Perché sei troppo forte! Mi dice. Ma colgo un velo di ironia nella sua voce.
E comunque sia Rambo è un bel film e c'è una bici che non mi ruberanno mai, è quella rossa che gira a sinistra.

mercoledì, agosto 29, 2007

...ma ho fatto tardi davanti al pc.


Oggi sono tornato a casa presto. Secondo l'ora legale italiana sono le quattro meno un quarto ma la cosa non mi tocca, d’altronde nel posto dove vivo io non si utilizza l'unità di misura temporale. Ed è pure per questo che a lungo ho creduto di essere il frutto di uno scambio di culle intergalattico. Qualcuno ultimamente, ha messo in dubbio questa spiegazione, non avevo prove. Infatti non ne ho e con la famiglia avrò sempre quel legame infinito, che suona come una condanna. Ho saputo all'inizio di questa estate che mio padre ha posto le sue speranze, di diventare nonno, proprio sul sottoscritto. Fra 47 figli, doveva pensare proprio a me? E il tutto mi è stato confidato da mia nonna, la mamma di mio padre. Perfettamente in linea con il figlio, manifestava il desiderio di diventare bisnonna. E guardate che detto da mia nonna incute enorme rispetto. Dovete sapere che mia nonna aveva fatto la guerra e lavorava in una fabbrica di cannoni. Un giorno realizzarono un cannone che provocava fame perpetua. Lo scopo era quello di piegare il nemico con la fame. Lei si offri, con altri valorosi patrioti, a testare sui propri corpi la potenza dell'arma. Fu un fallimento, il progetto venne abbandonato quando si resero conto che provocava solo obesità. Da allora porta i chili di quella esperienza, e resta il fatto che una figura imponente, che è mia nonna, può piegare qualsiasi volere. Le puoi solo girare intorno e scappare via. Ora devo capire se, per fare dispetto, non lo devo fare o al contrario lo devo fare? Intanto a mia nonna ho risposto che io invece voglio diventare un personaggio dei Simpson, che non è il massimo come risposta, pare che i due desideri non si equivalgono, ma di meglio non mi è venuto in mente niente. Ci fu un tempo infatti, in cui mi nutrivo di Simpson e Smashing Pumpkins, ma questa cosa mia nonna non la può capire.

lunedì, agosto 27, 2007

stati di agitazione

Questa idea me la messa in testa Ferretti. I suoi brani hanno rimbombato nelle mie cuffie per tutta l’estate. Certo non sono proprio quello che non studia, non lavora, non guardala tv, non va al cinema e non fa sport. Ho sempre fatto qualcosa, anche se una sola,comunque mi sono tenuto sempre occupato. A periodi e nel peggiore dei casi mi è capitata addirittura la tv. Che periodo sia questo mi è difficile stabilirlo. So che è saturo di stati di agitazione, che non è come il panico ma piuttosto come quella leggera vergogna di essere un uomo buono. Insofferenza in poche parole.
Quando ho iniziato a polemizzare da solo allo specchio ho deciso di cambiare la play list. Non sono in grado di avercela con tutto il mondo, talvolta mi viene da ridere ma sono permaloso e continuo a tenere il broncio.
Mi tolgo però l’ultima soddisfazione, quella di sfogare i miei lamenti senza censure ne pudori, in questo spazio, il mio blog, dove nessuno verra mai giudicato, perché nessuno rappresenta nessuno e se qualcuno rappresenta qualcuno, costui è sicuramente un figlio di puttana.

sabato, agosto 18, 2007

ad un amico

Dedico queste due righe all'amico Felix, per la fraterna amicizia e per le belle serate passate a chiaccherare. Alle ragazze dal petto generoso ma dalle gambe corte (come le bugie), a coloro che sono convinti che Colombo fosse spagnolo (o addirittura catalano) e a tutti quelli seduti in prima fila, posto unico, allo spettacolo della solitudine.

mercoledì, luglio 18, 2007

daysleeper

Avevo dimenticato oramai da tempo di come funzionassero le cose dalle parti vostre, di giorno intendo dire. Di giorno le cose le vedi con un’altra luce, le vedi con più chiarezza, per quello che sono, senza trucchi ne inganni. Mi dice che ha viaggiato per il mondo, che parla tante lingue:
-ai spik in inglish veri vell, lo spagnòl e lo fransese! Sei cittadino del mondo? No, sono un ubriacone…
Vivere di notte è diverso. Non hai mai sonno e l’hai sempre. Vivi come in un sogno, vivi nei sogni delle persone. Poi ci sono quelli come te, quelli che per un motivo o l’altro dividono con te questa dimensione al neon. E sono sogni pure loro, sono un dejavù, li conosci tutti ma non ne conosci nessuno. Di giorno invece non li conosci e basta. Vanno tutti di corsa senza sapere neanche il perché, come se volessero accelerare il tempo, ma certe cose sono possibili solo nelle fiabe o nei sogni.
Mi ricordo bene perché decisi di vivere di notte, avevo stabilito un patto con la luna e non la potevo tradire ma ora sono tornato a riprendermi quello che mi sono perso per strada. Da adolescente facevo cose da grandi, ora (con la presunzione di definirmi adulto) faccio cose da adolescenti. Ci provo almeno ma indubbiamente sono del tutto fuori corso.
Il fatto è che ho sempre avuto la comicità ma mi sono sempre mancati i tempi comici. Fosse facile fare la cosa giusta nel momento giusto. Di notte invece vanno tutti al rallentatore, come nei sogni, il tempo (e tutte le unità di misura) perdono di valore. Nessuno si accorge se arrivi tardi perché nessuno aspetta.
Poi mi viene in mente la frase del saggio: non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa!

giovedì, luglio 05, 2007

La storia della sorella Lazer


Questa non è proprio una vera storia, più che altro è una intuizione. Mi capita spesso di averne, diciamo anche che in linea di massima la maggior parte di esse ha scarso valore. Vi faccio un esempio: vi siete mai accorti che The Wall e Fight Club hanno la stessa identica trama? Semplicemente non si tratta di illuminazioni vitali e ciò che non è indispensabile è zavorra. Ci sono anche le eccezioni, è vero, ma di sicuro questa, fa parte della categoria.
Io sono cresciuto in una tipica famiglia russa, numerosa e rumorosa. Noi eravamo 47 figli, 28 femmine e 19 maschi. Come tutte le persone, ognuno di noi aveva delle cose e quando le cose erano troppe e non bastava più lo spazio, qualcuno se ne andava e lasciava spazio per altre cose. Fra tutti vi era una delle sorelle, la ventitreesima se non sbaglio, che accumulava più cose di tutti quanti. Curioso, per un periodo ho provato a emularla ma l'esperienza non mi ha insegnato a carpirne lo sballo, decisi di disfarmi di tutto. Mi disfai anche della famiglia per un po’, d’altronde era zavorra anche quella.
La sorella numero 23 è stata molto utile nella mia infanzia, le marachelle che combinavo talvolta venivano oscurate dalle sue, questo aveva stabilito un taciturno accordo di tolleranza reciproca.
Mentre io giocavo a fare il matto mi resi conto che lei non giocava affatto. Ebbi la mia rivelazione leggendo una rivista di divulgazione scientifica. Ero perplesso dal fatto che nessuno oltre me riuscisse ad accorgersi dell'evidenza, cercai quindi aiuto in letture specializzate. Trovai risposta negli ultrasuoni, che secondo quanto diceva un articolo è un suono così alto nella scala delle frequenze che il nostro orecchio non lo percepisce. Ecco, mia sorella era come un ultrasuono, ossia era così matta, ma così matta da diventare impercettibile.
Onde evitare di scoprire il motivo della mia lungimiranza decisi di rispettare l’accordo.

mercoledì, giugno 13, 2007

un Americano a Roma


Sabato scorso era una gran bella giornata. Il sole era alto nel cielo così come la voglia di marinare il lavoro, ma non si può. Inoltre c'è una manifestazione e aimè voi non lo sapete, ma anche questi di eventi sono parecchio remunerativi, al punto che i mille ristoratori fanno il pieno di Peroni e buttigliette d'acqua che con tanta gioia vendono agli stessi su cui poco dopo sputano. Ma non importa, sta di fatto che parteciparvi non ne avevo comunque la più ben che minima voglia. Non avevo neanche capito bene se manifestavano contro la venuta di Bush o se era contro la guerra, perchè entrambe le cose non si può, non sono compatibile. Per la pace metti i fiori nei fucili, per Bush potresti anche azzuffarti. Che poi, in fin dei conti, anche se l'americano è uno di quelli che per via della mia cittadinanza mi impedisce a viaggiare nel mondo, credo che questo sia un diritto anche del più antipatico del mondo: per me quindi, Bush vai dove cazzo ti pare...
E poi davvero, la giornata era splendida e il lavoro non pesava. Quando ad un tratto (evidentemente perchè era contro Bush e basta) parte la prima pietra, proprio sulla vetrata della banca di fronte a dove lavoro io. Scoppia il panico e arriva l'esercito. Nel nostro locale si barricano una cinquantina di persone, protetti dalle vetrate anti sfondamento, mentre fuori sbirri e guerriglia urbana fanno come una danza (mi pare di averla vista anni fa in un documenterio che parlava di galli ruspanti). Oltre al personale vi erano americani e spagnoli. Gli americani bravi boy scout si mettono tutti al piano sotto, come in un buncher (manco ci fosse una guerra atomica), spaventati ma convinti nel trionfo della giustizia imbandiscono un mini ospedale da campo, ma non ci sono feriti, non ancora. Gli spagnoli bontemponi tutti sù con la birra in mano e la macchina fotografica nell'altra. Erano le otto circa, orario di aperitivo, il banco è imbastito di prelibatezze commestibili e il personale si nutre. Da qualche parte il ghiaccio si scioglie dentro un Americano, avevo dimenticato il mio bicchiere da qualche parte in mezzo a tanti altri quando la gente è ruzzolata dentro. Si perchè io l'Americano me lo bevo! Mi piace molto ma solo se ci si mette una goccia o due di angostura (che è un amaro concentrato) e non si esageri con la soda, importante anche il twist-lemon.
Ma la cosa più sconvolgente stava solo iniziando, iniziavano i primi sproloqui. Come fuori volavano sassi e manganellate dentro volavano cazzate. Ero nell'occhio del ciclone e non potevo fuggire. Allora mi sono collegato ad internet con il pc del locale e ho creato un nuovo blog.
Si chiama cronachelowcost.blogspot.com ed è una accozzaglia di amici a basso costo che raccontano storie di vita a basso costo.
Vi chiederete il perchè di questo gesto, semplice: l'alternativa era un post sul perchè mia sorella sia un ultrasuono.

sabato, giugno 09, 2007

ricordatevi di non toccare la donna bianca

-Padre, perchè mai non mi hai difeso?
-mangiavo delle ciliegie figlio.




martedì, giugno 05, 2007


Spesso mi capita di pensare, soprattutto rileggendo queste righe, e a domandarmi dove si cela il vero genio della scrittura. Ho sempre creduto che i particolari fossero il sale della vita, cioè che fossero veramente le uniche cose di cui valeva la pena parlare. Nessuna trama regge un primo piano, di quelli fatti a mestiere come solo pochi sanno fare. Poi mi sono reso conto che a spulciare i particolari non si finisce più, sono troppi e allora nuovamente ti trovi nella difficoltà di scegliere quelli più salienti. Quindi si traccia una trama, nuovamente, e il particolare perde il suo fascino di semplice ed inutile particolare, nuovamente. Si può andare all'infinito, così ho pensato ancora. Ho pensato che forse il vero genio della scrittura fosse il silenzio. Cioè, la cosa più bella e geniale che si possa comporre è la pagina bianca. Non parlo di una cosa virtuale, tipo: è impossibile da comporre e quindi il genio dove si trova? No, voglio dire che qualsiasi parola scritta o detta sarebbe sprecata, cosa c'è di più commovente e poetico di una pagina bianca. La guardi è leggi, leggi quello che vuoi e gli dai il significato che preferisci. Se vuoi piangi e se ti garba ti fai anche qualche sincera risata. Di conseguenza tutte le cose che scrivo su queste pagine (virtuali) dovvono essere per forza delle cazzate.
La cosa non mi ha stupito poi tanto, nelle mie manie di onnipotenza posso anche aver pensato in maniera molto lusinghiera di quello che scrivo, ma era come essere ubriachi tutto d'un fiato e siccome sono un bevitore abituale ho attutito in fretta il colpo.
Però ci rifletto un pò sù, e ovviamente mi viene in mente una cazzata. Questa cazzata la dedico all'amico Bak e a tutti i cari amici che oggi o ieri (dipende sempre dal vostro fuso orario) mi hanno portato un po' di gioia. La cazzata è questa: il mio peggiore difetto, così come il peggiore difetto per un uomo, è l'indecisione. Sia chiaro è veramente il peggiore difetto ma rimane senza dubbio di gran lunga il più affascinante di tutti.

martedì, maggio 29, 2007

mercoledì, maggio 23, 2007

K COME PINOKKIO

Da che io mi ricordo l’unico K che conosco sono io. Da piccolo ero l’unico con un cognome che iniziasse con una lettera così inusuale. Mi è capitato parecchie volte di lasciare la firma con una semplice K, non pensavo che ci fossero degli altri. Pensando a K famose, mi vengono in mente Kurt e SPZK. Il primo può essere tante cose, un cantante tossico di successo o un personaggio altrettanto strambo di un libro. Il secondo invece era la sigla di SpazioKamino un centro sociale che si trovava vicino a dove abitavo da piccolo. Un triste giorno SPZK venne sgomberato senza che nessuno se ne facesse un gran problema e al suo posto ci fecero una ludoteca che venne data alle fiamme poco dopo. In giro per il quartiere, sui muri, per tanto tempo ancora si potevano vedere i vecchi graffiti che ne rappresentavano il simbolo, la sigla e la memoria. Si presentava più o meno così:Anni dopo la Wolt Disney rubò il marchio e ne fece un personaggio secondario di un suo famoso cartone animato. Questo personaggio si presentava più o meno così:Successe che da non molto, un ulteriore K, che non sono io, ha lanciato una discussione su una serie di libri, tra cui Pinocchio. Ora, io penso, di essere un lettore appassionato e instancabile ma è pure vero che sono diventato tale solo superata una certa età. Il primo libro che lessi è stato Robinson Crusoe all’età di circa 6 anni. Saltavo le pagine e a volte facevo direttamente finta di leggere. Era una lettura imposta e gia all’epoca davo segni d’avversione verso le imposizioni, quindi mentivo spudoratamente quando mamma mi interrogava. Successe quindi che di Robinson mi ricordo poco o nulla e che nella mia infanzia lessi ben poco. Mica per noia, è che era un modo per andare contro. Contro Il giusto e lo sbagliato, contro la cultura e le tre lauree di mio padre, contro le morali degli altri, contro casa russia la quale si presentava più o meno così:Quando affinai la mia fame letteraria, diventai vorace da divorare qualsiasi cosa. Sono arrivato al punto d’aver letto una collana di romanzi Harmony che qualche sciagurato aveva dato a mia madre per esercitarsi con l’italiano. Il caso volle però che saltai, per eccesso di età, quella parte dei classici dedicata all’infanzia.
Presi la decisione. Dovevo aderire all’invito di K, almeno per una simpatia fonetica e dovevo assolutamente leggere Pinocchio.
Spargo la voce, ma non mi riesce comunque trovarne uno in prestito. Decido di affidarmi alla rete e scarico la versione in Acrobat della prima edizione con tanto di illustrazioni d'epoca.
Sono arrivato al punto in cui Pinocchio dice -Come mai sapete che ho detto una bugia?

mercoledì, maggio 16, 2007

martedì, maggio 08, 2007

Primavera estate 2007 tempo di rinascere


Mia madre mi diceva sempre quando ero piccolo “…se le cose le devi fare falle bene e fino in fondo, altrimenti che le fai a fare?”. Io la prendevo in parola e quindi preferivo non fare. Che poi in verità vi dico che mia madre una cosa del genere non la diceva mai, anzi quello che Lei mi diceva sempre era “…ricordati che l’uguaglianza non esiste!”, che è come dire che non è vero che siamo tutti uguali, che non è vero che abbiamo tutti i stessi diritti e che nulla ci è dovuto. Fu allora che conobbi il significato della parola utopia. Che poi mia madre è stata sempre una persona estremamente mite (e anche un po’ pigra). Ed è vedendo negli anni la sua pelle marcire e il suo rancore fermentare, per il tempo che scorre, per le occasioni mancate, per i sogni dimenticati, che ne ho colto il significato. Credo ora che il suo discorso si possa riassumere in una sola parola: meritocrazia. Nella quale non sono poi tanto convinto e perché a differenza di mia madre sono convinto che in fondo, qualcosa, sia davvero dovuta, così, a priori.

Che poi io la pigrizia invece me la sono ereditata tutta e quindi in verità vi dico che pur essendo un gran lavoratore pecco di continuità e non è il senso del dovere che mi spinge a lavorare bensì il senso della fame. Ne deduco quindi che, secondo certi canoni di valutazioni io sarei un fannullone buono a nulla e se la meritocrazia fosse una legge penso che sarei in galera. Che poi lo è davvero, ma è una legge universale, che non ha nulla in comune con le valutazioni dette prima. E' qualcosa tipo “quello che semini raccogli” o “la merda viene sempre a galla”…
L’altro giorno ho raccolto una spiga di grano alla stazione di Stella Polare dopo aver passato una mattinata in questura per ritirare il nuovo permesso di soggiorno. Che poi non era mica una spiga di grano ma fa lo stesso. Insomma la stacco e la porto con me a Roma. E mentre attraverso il biondo Tevere decido di combinare un matrimonio, per poter rinascere, come i due sanguinari assassini in Natural Born Killer. Ho preso la spiga, simbolo della vita, e lo gettata nelle acque torbide del fiume dal centro del ponte dell’Industria. Speravo di rinascere un po’ meno pigro e con qualche altra cosetta di poco conto, solo che a metà volo ci ho ripensato e ho espresso un altro desiderio in fretta e furia prima che la spiga, lanciata come una freccia, toccasse il pelo dell’acqua. C’è stata della confusione insomma. Il matrimonio non si è fatto e lo dicevo io che le cose le devi fare bene e fino in fondo.